VERDI/2 – Attila inaugural il teatro di Astana (Kazakhistan) / Online news Italy

Quando Odabella trafigge con la spade Attila che cade riverso e il sipario cala tutto il teatro applaude calorosamente e la cosa fa una certa impressione, per l’invasore, il tradito Attila ? re degli unni, che proprio di queste steppe del Kazakhstan erano originari. E applaude, dal suo palco, anche il presidente Nazarbajev, questo «Attila» di Giuseppe Verdi, opera nata nel 1846 per celebrare la lotta al tiranno invasore in pieno Risorgimento. Cos? tutti in piedi applaudono a lungo, richiamando sul palco cantanti e interpreti almeno una decina di volte, nella serata inaugurale dell’Opera di Astana. Del resto l’esecuzione e l’allestimento sono di primo ordine, con sul podio un direttore di vaglia come Valery Gergiev e a firmare regia, costume e scene il nostro internazionale Pier Luigi Pizzi, mentre I quattro protagonisti, tutte voci ottime e intense, sono una coppia di cantanti russi, il basso Ildar Abdrazakov (Attila) e il soprano Anna Markarova (Odabella), con al fianco due italiani, il baritono Claudio Sgura (il generale romano Ennio) e il tenore Luciano Ganci (Foresto, promesso sposo di Odabella). Uno spettacolo tradizionalmente moderno, pulito e elegante nella tradizione di Pizzi, pur con qualche filo di retorica e un breve balletto incongruo, mentre forse la impeccabile direzione di Gergiev ? come un poco trattenesse la forza sentimentale del lavoro, rispetto all’impeto romantico che le d?, per esempio, Muti, che l’ha diretta a Roma due anni fa. La vicenda di questo dramma lirico con prologo e in tre atti su libretto di Temistocle Scalera ispirato a una tragedia di Zacharias Werner, ? quella di Attila che, alla guida degli unni, semina terrore e arriva ad Aquileia, mirando a arrivare a Roma, se non fosse che c’? Ennio che non accetta compromessi e Odabella che vuole vendicare di persona propri cari uccisi e, alla fine, ci riuscir?, dopo aver illuso il re barbaro che vorrebbe impalmarla. Le celebrazioni per l’apertura del teatro prevedono anche un Gala Concert, al termine dalla giornata dedicate a un convegno internazionale sul produrre e promuovere lirica oggi con dirigenti di teatri che vanno dalla Pechino a Citt? del Capo, dalla Scozia alla Spagna. L’Opera di Astana, il nuovo teatro dedicato alla lirica nella capitale del Kazakhstan ha un frontale che ricorda un tempio greco, architettonicamente si ispira a uno stile neoclassico e pu? ospitare 1000 spettatori pi? 250 in una sala per musica da camera e ha un palcoscenico principale di quasi mille metri quadri. Alla sua progettazione e realizzazione hanno partecipato vari architetti guidati dall’italiano Renato Archetti e, se la parte tecnica di palcoscenico ? tedesca, tutto il resto, dalle pietre ai marmi che ricoprono tutto, colonne, pavimenti, balaustre, sono italiani, come i decori, i tromp l’oeil e le infinite dorature. «Un teatro che hanno voluto italiano – spiega William Graziosi che, non a caso, ne ? il direttore artistico e vice sovrintendente – dispiace quindi, e a me in particolare, che dall’Italia non arrivino risposte alle proposte di collaborazione su grandi progetti futuri.. Tra l’altro, in questa terra tanto corteggiata per gas e petrolio, si terr? l’Expo 2017 e Milano sarebbe quindi l’interlocutore ideale, con anche la Scala, se si mettesse in moto un meccanismo virtuoso che gioverebbe a tutti».

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