Spartacus. Applausi per il balletto dell’Opera di Astana © http://genova.mentelocale.it/

Il teatro kazako per la prima volta a Genova. Uno spettacolo dal gusto orientale, pieno di effetti e virtuosismi. La recensione. Repliche fino al 27 gennaio

Bakhtiar e Madina sono due giovani dall’aspetto esotico, bruni e con gli occhi a mandorla: 23 anni lui, 30 lei, vengono dal lontano Kazakistan, stato transcontinentale dell’Asia centrale, dal 1991 indipendente dall’Unione Sovietica. Si trovano a Genova perch? interpretano i ruoli principali diSpartacus, il balletto in tre atti dell’Opera di Astana, in scena al Teatro Carlo Felice fino a marted? 27 gennaio (vedi box a lato).

I teatri delle due citt?, la capitale kazaka e il capoluogo ligure, per l’occasione hanno innescato uno scambio di know how e di eccellenze, che anche il direttore artistico Tursybek Nurkaliyev si dice lieto di approfondire. D’altra parte, l’Opera di Astana ? un edificio in stile neoclassico ideato da un architetto italiano, Renato Archetti, con sfarzose decorazioni e dorature, dotato di tutte le nuove tecnologie e con un’acustica particolare – spiega il vice direttore Alexander Sovostyanov.
Il nuovo teatro ? stato inaugurato soltanto nel 2013, ma vanta gi? ben 13 spettacoli completi e la tourn?e mondiale, che in questi giorni ha portato i suoi artisti per la prima volta in Italia. E Astana, con il suo milione di abitanti e il suo particolare aspetto post apocalittico (in stile Capitol City), sorta di mondo sospeso tra politica e affari, pur essendo la seconda capitale pi? fredda al mondo, sar? la sede dell’Expo 2017, con il temaFuture Energy. Energia per il futuro: proprio questo, forse, pu? significare la ripresa dellatradizione del grande balletto russo romantico. La sua trasformazione postrivoluzionaria l’ha orientato verso temi simbolicamente celebrativi dell’eroismo sovietico.

Anche l’esemplarit? di Spartacus e la sua immissione nel repertorio moderno nasce cos?. L’occasione ? il cinquantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, che cade nel 1967: viene ripresa l’opera musicata da Aram Khachaturian nel 1954, su libretto originale di Nikolai Volkov, scritto a partire dal romanzo Spartaco di Raffaello Giovagnoli e dalla Storia di Roma — Le Guerre Civili di Appiano.

La potente versione della coreografia di Yuri Grigorovich, con la quale Spartacus debutta nel 1968 al Bolshoi, segue a tre produzioni precedenti (la prima e la terza firmate da Leonid Iakobson e la seconda da Igor Moiseev), irrisolte e accolte tiepidamente dal pubblico. Grigorovich oggi dirige di nuovo il teatro moscovita, e la sua storica coreografia ? tornata di attualit?. ? proprio quella che davvero ammiriamo, insieme all’Orchestra del Teatro Carlo Felice che la affianca e che appare ben diretta da Aidar Abzhakhanov.
Le scene e i costumi di Simon Virsaladze dovrebbero restituire il sapore ambientale dellaRoma del I secolo a.C., ma tendono al tempo stesso a un gusto orientale, in un mix ben temperato di culture, tempi e luoghi diversi. Gli scudi, rettangolari per i soldati e rotondi per gli schiavi; le catene, le spade, le lance e le insegne con l’aquila; gli elmi o i capelli imbrillantati; i mantelli o i veli: tutto contribuisce a stupire di continuo lo spettatore, in una sorta di fuoco d’artificio continuo di effetti e virtuosismi.

I ballerini protagonisti, Bakhtiar Adamzhan e Madina Basbayev, emozionati di trovarsi in Italia, culla delle arti coreutiche, avevano dichiarato l’intento di voler meravigliare il pubblico. La sera della prima, il 21 gennaio, sicuramente ci riescono: il primo, a mio parere, come miglioreperformer del balletto, da lui condotto con assoluta disinvoltura e scioltezza, e la seconda come suo degno complemento nella parte femminile.

I personaggi che letteralmente incarnano sono il gladiatore tracio Spartaco, che prepara la rivolta contro Roma, e la sua compagna, la schiava Frigia. A loro si contrappone la coppia speculare, composta dal condottiero romano Crasso, vittorioso sulla Tracia, e dalla sua amante, la cortigiana Egina, interpretati rispettivamente da un altezzoso Aigerim Beketayevae da una seducente Arman Urazov.

Questi quattro artisti sono i cardini del balletto, che ? suddiviso in dodici scene d’insieme, con ben nove monologhi, che si susseguono e alternano in uno studiato gioco di simmetrie: le schiere dei conquistatori e la massa degli schiavi; le orge a palazzo e gli accampamenti dei gladiatori; la vittoria collettiva e la sconfitta individuale.

I movimenti dei gruppi sulla scena non sempre sono perfetti, ma in due ore e 45 minuti di spettacolo (compresi i due intervalli) si pu? perdonare qualche errore. Tutti piuttosto etnicamente caratterizzati, gli interpreti possono ricordare pi? facilmente le orde di Gengis Khan, piuttosto che i legionari romani, a riprova dell’universalit? di certi temi. Ben supportate da una musica spesso travolgente, dalla bellezza plastica dei corpi, dagli exploit fisici al limite del possibile e dalla bravura espressiva dei protagonisti, ci sono scene particolarmente dense di pathos che vanno ricordate: la disperazione di Spartaco in catene che anela alla libert?; il ritrovamento di Frigia; il senso di umiliazione che divora Crasso assetato di vendetta; il requiem sulla morte di Spartaco.

La danza sar? pure l’arte dei giovani, ma qui ? la loro maturit?, a prescindere dai dati anagrafici, a trascinare il pubblico in ripetuti, scroscianti applausi.

Linda Kaiser

Генеральный партнер